Spiritual Coaching

La SQ definita Intelligenza Spirituale è l’intelligenza umana più alta, è la terza intelligenza, che combina quelle che sono le qualità dell'emisfero sinistro che viene definito come IQ o Quoziente Intellettuale, con le qualità dell'emisfero destro che viene definito EQ o Quoziente Emotivo.
La SQ ha la grande capacità di creare una sincronizzazione tra i due emisferi e far sì di ottenere quello che si chiama un salto quantico nell’utilizzo di entrambe queste energie, cioè 1 + 1 non fa 2 ma fa 3.
Che cosa succede in modo molto semplice e pratico? la SQ è l'intelligenza che ci fa porre delle domande fondamentali e l’intelligenza con la quale ci diamo dei significati, delle motivazioni, scopi profondi dentro di noi. Ma spesso questo è difficile perché la parte del nostro cervello più dominante che è il quoziente intellettuale l’IQ cosa fa? tende a vedere la realtà secondo dei modelli ben definiti; questi modelli derivano dal passato o sono delle ideazioni del futuro perchè appunto il quoziente intellettivo vive o nel passato o nel futuro mentre l'emisfero destro, l’EQ, vive molto di più nel presente. Che cosa succede? Che imponendo questi modelli alla realtà non permette di vivere la realtà per quello che è e quindi di conseguenza crea dentro di noi frustrazione, rabbia, delusioni.


Quindi lavorare con la SQ, lavorare con questo metodo specifico che è stato sviluppato da Zohar e Chris Wray, che si chiama Quantum System Dynamics, significa imparare un metodo che ci permette di trascendere i modelli che pensiamo e imparare a vivere al limite di tutti modelli per poi potere accedere al potenziale della realtà.
La fisica quantistica ci dice che fondamentalmente la realtà che viviamo deriva dalla realtà che pensiamo. Quindi se viviamo al limite dei modelli possiamo accedere al massimo delle possibilità che sono disponibili a noi nel momento. In fisica quantistica si dice: vivere al limite del caos.

Perchè fare una consulenza, una seduta di coaching con questo nuovo modello? o perchè è fare un corso in cui viene insegnato questo modello?
Primo perché la seduta di coaching serve per sé stessi, per imparare a uscire affinché il consulente ci aiuti a
uscire dagli schemi in cui viviamo. Imparare il modello stesso, il sistema significa imparare a lavorare direttamente su se stessi e vivere il quotidiano in modo completamente nuovo per attivare il massimo delle potenzialità che sono disponibili in noi in ogni momento di fronte a noi ma che non vediamo fondamentalmente perché la nostra capacità di visione è ristretta ad un unico modello.
Dal punto di vista etimologico il termine inglese “coach” ha la sua origine nella parola ungherese kocsi, che significa “carrozza” e a cui era stato dato il nome della città in cui era stata inizialmente fabbricata.
 
Il termine coaching, per indicare un formatore o istruttore, fece la sua comparsa per la prima volta nello slang degli studenti dell’Università di Oxford nel 1830 per descrivere un tutor che “affiancava” uno studente nel corso di un esame. Da quel momento il Coaching, divenuto un vero e proprio metodo, venne utilizzato per descrivere il processo utilizzato per “trasportare” le persone da dove si trovano verso dove vorrebbero essere.
 
Il grande strumento che il coach possiede sono le domande. Lo scopo delle domande, che costituiscono il nucleo centrale del metodo, è quello di sviluppare nel coachee una maggiore consapevolezza di se stesso, dei propri obiettivi e degli strumenti/azioni che può utilizzare per raggiungerli, per passare così da quello che viene definito il presente percepito al futuro desiderato.
 
Quando si parla di consapevolezza, ci si riferisce all’esperienza stessa. Quando siamo consapevoli accade qualcosa che non accade quando non siamo consapevoli. Essere consapevoli significa conoscere se stessi nel profondo e realizzare quello che veramente siamo. La maggior parte di noi è consapevole unicamente di aspetti di se stessa, dei propri pensieri e delle proprie emozioni, ma non si conosce veramente nell’essere. 

“Ti avverto, chiunque tu sia.
Oh tu che devi sondare gli Arcani della Natura,
se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi
non potrai nemmeno trovarlo fuori.
Se ignori le meraviglie della tua casa,
come pretendi di trovare altre meraviglie?
In Te si trova occulto il Tesoro degli Dei.
Oh, uomo, conosci Te stesso
E conoscerai l’Universo degli Dei”
Oracolo di Delfi
 
Per il coach l’utilizzo delle domande riveste un ruolo fondamentale all’interno del metodo, non per cambiare la vita delle persone, ma sviluppare una nuova visione nel coachee: il “cambiare le domande” che il coachee elabora e pone a se stesso, apre nuove possibilità, un nuovo livello di consapevolezza e conoscenza di sé e del proprio potenziale.
Secondo recenti studi la "consapevolezza" non sembra essere il risultato transitorio del un meccanismo biologico complesso che è il nostro sistema nervoso, ma è una proprietà fisica presente nel potenziale del "campo unificato" dell’universo e che il nostro cervello ha la capacità di “attivare”.
 
La teoria del campo unificato ci dice che all’origine di tutte le leggi della natura, di tutto l’ordine che troviamo ovunque nella vastità e diversità di questo universo, vi è un unico campo di coscienza che determina tutto quello che avviene. La realtà elementare viene concepita non come materia, ma come energia che viene studiata e descritta come particelle/onde.
 
La conseguenza di questa scoperta è che il mondo fisico è il risultato di frequenze specifiche, vibrazioni di energia, determinati campi energetici che manifestano e creano forme materiali distinte. La solidità del mondo materiale è stata dimostrata essere un miraggio poiché tutto intorno a noi è il risultato di una frequenza.
 
"Tutta la materia è solamente energia condensata a una densa vibrazione.
Siamo tutti un’unica consapevolezza che sperimenta se stessa soggettivamente".
Bill Hicks, PhD in Fisica
 
Connettersi con questo campo significa connettersi con la consapevolezza pura, che è alla base dell’esistenza, e accedere alla possibilità di manifestare nuovi livelli di coscienza e realtà che esteriorizzano il nostro vero potenziale. 
 
Il nostro vero sé è il nostro sé interiore profondo, il nostro campo di coscienza e soggettività, quello che viene definito il vero “Io” che sperimenta. Questo è diverso dalle nostre credenze, da quello che pensiamo di essere, è diverso da tutto quello che è specifico nella nostra vita. Si tratta del campo non-specifico della nostra pura soggettività, che conosce, che sa, che vede, che è oltre l’intelletto e le emozioni e che risiede nell’essere.
Tutti abbiamo la consapevolezza, essa è necessaria per ogni esperienza. Ma la consapevolezza di per sé è non-sperimentabile perché la consapevolezza è colui che sperimenta. Molto raramente la consapevolezza fa esperienza di se stessa poiché è sempre diretta verso l’esterno, verso un oggetto o una persona o una situazione.
 
Il pensiero, l’emozione, l’idea, una persona, un oggetto,
non sono consapevolezza, ma sono oggetti di consapevolezza.
 
Per accedere alla propria vera soggettività, al campo unificato, allo Spirito, e aumentare la consapevolezza è fondamentale portare l’attenzione all’interno al fine di esplorare i profondi livelli dell’essere fino a permettere alla coscienza di divenire consapevole di se stessa. La chiave di questo processo è essere nel presente e nel corpo poiché il corpo fisico è l'unico aspetto che è sempre e costantemente nel presente.
 
La nostra mente è sempre nel passato (ricordi) o nel futuro (aspettative) perché la mente è costantemente intrappolata nel tempo: il passato fornisce un’identità, mentre il futuro contiene in qualche modo una promessa di liberazione distogliendo molta della nostra energia da quello che stiamo facendo e, di conseguenza, dall’essere.

"Il passato e il futuro celano Dio dalla nostra vista; bruciateli con il fuoco" dichiara Rumi, il grande insegnante e poeta Sufi.
 
“Una presenza intensa è necessaria quando certe situazioni innescano una reazione dalla forte carica emotiva, come quando la vostra immagine di voi stessi è minacciata, quando nella vostra vita si presenta una situazione che innesca la paura, quando le cose “vanno storte” oppure viene a galla una complesso emozionale proveniente dal passato. In questi casi la tendenza è diventare “inconsapevoli”. La reazione o l’emozione si impadroniscono di voi, voi diventate una tale reazione o emozione. La recitate. Giustificate, date torto, attaccate, difendete…ma non siete voi, è lo schema reattivo, la mente nel suo abituale schema di sopravvivenza. L’identificazione con la mente le dà energia; l’osservazione della mente le sottrae energia. L’identificazione con la mente crea altro tempo, l’osservazione della mente dischiude la dimensione dell’assenza di tempo. L’energia sottratta alla mente si trasforma in presenza. Quando si percepisce che cosa vuol dire essere presenti, diventa molto più facile scegliere semplicemente di uscire dalla dimensione temporale ogni volta che il tempo non è necessario per scopi pratici ed entrare più in profondità nell’Adesso. Ciò non danneggia la vostra capacità di usare il tempo (passato o futuro) quando dovete farvi riferimento per scopi pratici. Né danneggia la vostra capacità di usare la mente. In effetti, la accresce. Quando poi userete la mente, sarà più acuta, più concentrata”. - Eckhart Tolle, Il Potere di Adesso

L’essere nel corpo ci radica nel qui e ora e permette di percepire con consapevolezza noi stessi e volgere l’attenzione, normalmente rivolta verso l’esterno, verso l’interno. 
 
In questa prospettiva il coach Spirituale, con la propria presenza, consapevolezza, centratura e radicamento, riveste un ruolo determinante nel creare lo spazio esteriore ed interiore affinché questo possa accadere. L’attenzione consapevole all’interno da parte del coach e la sua presenza creano l'apertura alla consapevolezza espansa che può rivelare le domande più efficaci che permettono al coachee di accedere ad un livello di coscienza più profondo e, quindi, “alle risorse di elaborazione inconsce”: “l'attenzione crea l'accesso alla consapevolezza", ma "è necessaria consapevolezza per creare l'accesso alle risorse di elaborazione inconsce" e "...possiamo creare accesso ad ogni parte del cervello utilizzando la consapevolezza” (Baars, B.J., In the theatre of consciousness: global workspace theory, a rigorous  scientific theory of consciousness, Journal of Consciousness Studies, 1997). 

Lo Spiritual Coaching può supportare una persona a riconoscere il proposito, indirizzare i propri obiettivi, a comprendere il senso dietro la propria esistenza, per vedere che siamo tutti parte di un grande piano e che ognuno di noi ha un ruolo in esso; dobbiamo solo accedere alla nostra intelligenza spirituale (IQ).
Durante una sessione lo Spirito è una costante presenza, assistendoci nel realizzare che sappiamo e abbiamo le risposte in noi, se iniziamo solamente ad ascoltare la guida interiore. Lo Spirito ci parla nel silenzio, il silenzio della mente, se soltanto ci apriamo ad ascoltare. 
 
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